Era comparsa sulla scena già due anni fa, da testimone. La sua deposizione era una delle tante. Ma adesso la partita cambia: le parole messe a verbale all’epoca hanno attirato l’attenzione di periti e consulenti. E lei, una ragazza amica di Alberto, ora è diventata oggetto di nuovi (ennesimi) approfondimenti del caso Garlasco. Perché il suo racconto («ero a casa e ci sono rimasta fino al primo pomeriggio») non coincide con i rilievi tecnico-informatici: il suo cellulare agganciò due «celle» diverse del Comune.
La questione è semplice: la teste raccontò ai carabinieri, appunto, che la mattina in cui Chiara Poggi fu uccisa (13 agosto 2007) lei era a casa, a Garlasco (non lontano dalla villa dell'omicidio), a scrivere la tesi di laurea. Dice che si è alzata verso le 7, che ha fatto colazione, che dalle sette e mezzo all'una ha studiato, poi ha pranzato ed è uscita solo verso le quattro. Adesso, più di due anni dopo, periti e consulenti informatici mettono a fuoco che il suo cellulare quella mattina agganciò due celle: significa che la copertura del telefonino fu garantita da due centraline diverse, cosa che di solito avviene quando la persona (e quindi il cellulare) si sposta da un'area all'altra. Fin qui le certezze. Poi le tante domande: perché quel collegamento a due celle? Ci sono motivi tecnici che lo rendono possibile anche se il telefono rimane nello stesso luogo? Si può dimostrarlo? Oppure la ragazza raccontò il falso? E in quel caso, per quale motivo? Può essersi trattato di una dimenticanza? Di un errore nel ricostruire i suoi movimenti?

Il perito informatico del giudice Stefano Vitelli vuole andare a fondo dei dettagli tecnici e chiedere al gup nuovi accertamenti. Siccome finora il giudice ha consentito ogni approfondimento richiesto, è lecito aspettarsi che lo faccia anche in questo caso. Ed è chiaro che ci sono solo due possibilità: o si trova una spiegazione tecnicamente plausibile e la ragazza resta fuori scena com'è stato finora, oppure è facile immaginare che qualcuno, prima o poi, le chiederà spiegazioni sulla dissonanza fra il verbale e quelle due centraline. Sia chiaro: «Cercare di capire meglio i dettagli non significa adombrare chissà quale scenario...», specificano le persone che hanno ragionato sul dato delle celle telefoniche. La parola d'ordine è: non lasciare niente al caso. Se c'è anche una piccola, piccolissima verifica che può aiutare a ricostruire la verità, il gup consente ai suoi periti di farla. «Qui — esordì il giorno in cui cominciò l'udienza preliminare — si sta parlando di una ragazza uccisa nei suoi anni migliori e di un ragazzo che fino a prova contraria è innocente. Chiedo rigore e correttezza a tutti».
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