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Riduzione delle province, città metropolitane e innovazione dei territori

Piu' informazioni su: province città metropolitane



mpeppo Segnalato da mpeppo il 10-07-2012 11:06:51 Vedi profilo
Fonte www.egovnews.it www.egovnews.it.
dal sito: www.egovnews.it

Il Decreto sulla spending review prevede una stretta tabella di marcia per la riduzione delle province. Il percorso è però pieno di rischi, tra cui quello di ridurre la governance del territorio ad un tema di negoziazione istituzionale e di costi, senza tenere in adeguata considerazione la strategicità che ha il livello territoriale per l'innovazione del nostro Paese

Riflessioni sulle funzioni fondamentali delle Province
Ci siamo, dunque. Dal decreto sulla spending review appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale la lunga vicenda della riduzione delle province sembra essere arrivata ad un punto di svolta. Ma, come avevamo sottolineato alcuni mesi fa, manca ancora una condivisione definitiva della base essenziale per il ridisegno dell'ordinamento: la definizione delle funzioni fondamentali. In attesa della Carta delle Autonomie, ancora in corso di discussione al Parlamento, il decreto legge sulla spending review prevede che le Province mantengano sostanzialmente funzioni di coordinamento e pianificazione, perdendo del tutto le funzioni attuali sul fronte dell'istruzione e del lavoro. Il fatto che questo punto sia considerato ancora in discussione da parte dell'UPI e sia comunque in contrasto con la legge sul federalismo fiscale, fa sì che il passo che il Governo sta per compiere in termini di definizione dei criteri per la riorganizzazione manchi di uno dei presupposti principali. Questa situazione, quantomeno di incertezza, sta tra l'altro portando ad una sospensione di fatto delle attività delle Province, comunque in assenza di un piano di transizione che permetta realmente il passaggio delle funzioni ai Comuni, e che identifichi in modo chiaro gli indirizzi per il riordino e lo sfoltimento delle troppe agenzie ed enti strumentali. Sono soprattutto gli impatti sulle funzioni relative al lavoro e all'istruzione che destano maggiore preoccupazione, anche perché sembrano in contrasto con le politiche in atto sul fronte delle smart community e delle smart city. Provo a spiegare, partendo dall'istituzione delle Città Metropolitane. L'aver individuato le Città Metropolitane, aree vaste con la peculiarità di distribuirsi intorno ad una città principale, con alcune funzioni fondamentali aggiuntive a quelle attribuite alle province (pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali; strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, nonché organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano; mobilità e viabilità; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale), fa sì che alcuni territori abbiano una forma di governance abbastanza definita, anche se rimane la poca chiarezza sul tema dell'istruzione. Un modello di governance nazionale coordinabile non può però che prevedere sistemi coerenti al livello subregionale. Ne va della capacità della Regione di governare il territorio, ne va del sistema democratico locale, ne va della capacità dei comuni di strutturarsi in modo adeguato alle esigenze dei cittadini.

Perché un modello coerente per Città metropolitane e Province
Certamente, è da tenere in conto la differenza strutturale e dinamica tra territori modellati come Aree Metropolitane e territori modellati come Province. Infatti, se i nodi delle reti (fisiche, virtuali) di un'Area Metropolitana sono connessi quasi a raggiera intorno al centro principale (vedi ad esempio le mappe elaborate dal Progetto della Provincia di Roma “Capitale Metropolitana”), in un'Area Vasta costituita da comuni minori le reti si sviluppano intorno ai “nodi dei servizi”, legati alla storia e alla cultura del territorio, con maglie molto meno regolari di quelle che contraddistinguono l'Area Metropolitana. La visione sui cui si basano i bandi del MIUR su Smart City e Smart Community è legata ad una realtà di questo tipo, con territori policentrici e monocentrici, ma sostanzialmente, quando definiti, comparabili. Comparabili in quanto espressioni di una complessità di governo che ha bisogno non solo di una pianificazione, di un coordinamento e di una programmazione integrata sovracomunale, ma anche perché tale da consentire la gestione efficace dei servizi fondamentali del territorio (mobilità, scuola, lavoro).

Le ragioni di un metodo aperto e trasparente
Se queste sono le prime riflessioni sulle funzioni fondamentali, più complesso e articolato è il discorso relativo ai criteri da adottare per la riorganizzazione, e credo che possano essere utili alcuni suggerimenti per le decisioni che dovrà assumere nei prossimi giorni il Governo come indicazioni per le Regioni. In particolare, nei criteri da adottare per la riorganizzazione, sarebbe bene fissare sia dei parametri dimensionali minimi che massimi, in termini di estensione e di numerosità della popolazione. Come parametri di valutazione e di “tailoring”, tali da consentire definizioni peculiari, sarebbe bene tener conto di quei fattori che influiscono in modo significativo sulla percezione dimensionale, come la morfologia territoriale e quindi i tempi di percorrenza tra i centri, così come il livello di dispersione dei centri abitati sul territorio, che aumentano l'indice di complessità delle reti di comunicazione. Non avendo alla base uno studio completo delle reti principali di connessione dei centri abitati, sarebbe bene che questi parametri (naturalmente insieme ad altri che saranno individuati dal Governo) fossero valutati secondo un metodo “open”. Un metodo che preveda un processo di decisione trasparente, partecipato e multistakeholder, con audizioni e consultazioni della società civile, delle imprese, delle scuole, delle università. È un passaggio troppo importante per legarlo ad una negoziazione tra istituzioni. È la riorganizzazione di un territorio, della governance di una comunità, la costruzione di un vestito ordinamentale in grado di favorire l'innovazione e lo sviluppo del territorio, base essenziale per il futuro del nostro Paese.


Nello Iacono


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